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Alcune etichette discografiche diventano negli anni un sinonimo di qualità, una specie di marchio di garanzia. E questo non vale soltanto per poche label internazionali come Warp, Sub Pop o Domino, ma è un discorso riproponibile anche su scala nazionale. In Italia una di queste etichette è sicuramente la Unhip Records di Bologna, che nel corso della sua storia ormai decennale ha lanciato molti fra i gruppi più interessanti della nostra scena indipendente, dai Settlefish ai Disco Drive, dai Blake/e/e/e ai Drink To Me (e solo per citarne alcuni). Approfittando dell’avvio della campagna abbonamenti “Become an unhipster”, abbiamo fatto una chiacchierata con Mattia Boscolo, che oggi è l’anima della Unhip insieme al suo fondatore Giovanni Gandolfi.

Cos’era Unhip quand’è nata e cos’è oggi? Quali sono stati i cambiamenti principali, in positivo e in negativo?
MB – Unhip è nata come una bedroom label, a casa di Giovanni Gandolfi, pubblicando split in vinile (e in altri formati non convenzionali) di artisti principalmente internazionali (come Lali Puna, Fantomas, Melt Banana, Isan, Pan American…). È poi passata a promuovere artisti italiani con lavori sulla lunga distanza (cd e lp), portando gruppi quali Disco Drive e Settlefish ai vertici dell’indie nazionale. Inoltre, ha prodotto la versione in vinile dei dischi di Offlaga Disco Pax, Afterhours, Le Luci Della Centrale Elettrica, ecc. Adesso che la situazione non è più florida come un tempo, a livello di vendite prima che di qualità dei gruppi in circolazione, al posto di incaponirsi o di indebitarsi fino al collo, Unhip ha ridotto il numero di produzioni, selezionando con cura i gruppi da far uscire e valutando nel contempo altre strade, dal digitale al ritorno degli split, dall’organizzazione di concerti all’abbonamento all’etichetta.

Quali sono state le cause di questi cambiamenti?
MB – Come ti dicevo, il crollo delle vendite del cd ha sicuramente determinato un cambio di prospettiva rispetto a un tempo, quando un eventuale “buco nell’acqua” a livello discografico permetteva di cadere più o meno in piedi. Molte realtà che hanno contribuito a rendere Unhip quella che è (come il distributore Hausmusik, che distribuiva i nostri dischi in tutto il mondo) sono fallite o hanno subito forti ridimensionamenti, motivo per cui le scelte strategiche sono cambiate di conseguenza. Continua a leggere

Unhip Records: qualità al passo coi tempi

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Jonathan Clancy il “canadiano”

Jonathan Clancy, canaditaliano di stanza a Bologna. Classe 1982, è noto sotto svariati nomi del panorama indie italico: A Classic Education, His Clancyness, Settlefish. Negli ultimi anni ho incontrato Jonathan più ad Austin e New York che in Italia ed è chiaro come abbia impostato la sua attività con un occhio molto attento a ciò che avviene al di fuori dei confini nazionali. Prova ne sono gli ultimi risultati: A Classic Education in tour con i British Sea Power per un mese negli Stati Uniti e album in preview esclusiva sul blog americano Pitchfork.

Cosa c’è scritto sul tuo biglietto da visita (o cosa ci sarebbe scritto se ne avessi uno)?
JC: Sul mio biglietto da visita c’è scritto, giuro, semplicemente “Musica” e poi i contatti della radio dove lavoro come direttore artistico ovvero Radio Città del Capo. Però sulla carta d’identità mi ricordo dopo le superiori avevo fatto scrivere “musicista” così… per divertimento.

Quando e perché hai deciso di fare il musicista?
JC: Più che fare il musicista ho deciso di suonare molto presto, al mio primo concerto avevo 13 anni ed è stato terribile ovviamente, cover dei Nirvana fatte malissimo e qualche pezzo originale in un teatrino vicino a dove abitavo. Non so perché, ma sono sempre stato attratto dalla musica. Sono fortunato perché vengo da una famiglia, fra mia mamma e i miei zii, che ascoltava tantissima musica, proprio tanta, stereo sempre acceso in casa, pure i miei nonni ballavano molto nel salotto di casa in Canada. Da piccolo con i miei cugini a 7-8 anni si improvvisavano concerti usando candelabri o aste come microfoni e ascoltando Annie Lennox e Jacko.
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