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“Ah radio così da noi non ce ne sono…”

Se c’è una cosa che sopporto malvolentieri è l’italica abitudine di piangersi addosso. Quante volte ho sentito dire: “Ah, all’estero è tutta un’altra cosa”, “Ah, i locali all’estero…”, “Ah, noi delle radio così non ce le abbiamo”. Per mia esperienza in Italia ci sono realtà che “all’estero” ci invidierebbero eccome; così come altrove ce ne sono molte da invidiare e da cui imparare tantissimo. Siamo una nazione tutto sommato piccola con un mercato minuscolo ma di gente che le cose le fa e le fa bene ce n’è e anzi che da quello che ha ne riesce a cavare fuori il massimo. Un esempio? MAPS, la trasmissione di Radio Città Del Capo di Bologna che a colpi di live in studio, interviste, video (alla radio?) e notizie tiene informate un bel po’ di persone su quello che succede sui palchi e negli studi di tutto il mondo. Francesco Locane ci spiega a grandi linee come si fa…

Siete di trasloco in questi giorni: dove andate di bello?
FL – La radio si sposta, insieme alla cooperativa che la gestisce, in locali più grandi e centrali: per chi conosce Bologna, diciamo dalle parti dell’autostazione. Dopo più di dieci anni nella vecchia sede di via Berretta Rossa, sarà un bel cambiamento: avremo nuovi studi e nuovi spazi.

Il vostro sito/blog recita come sottotitolo: “Musica, live, interviste: perché la vita non è solo spam”. In questo mondo che ci sommerge di informazioni il ruolo di “filtro” esercitato da chi si occupa di comunicazione è ancora più fondamentale. Come si riconoscono le cose importanti dal rumore di fondo sempre più assordante?
FL – Non è chiaramente una cosa facile e di errori in questo senso ne ho commessi di certo. C’è una grossa parte della questione che è del tutto aleatoria: capita di porre l’attenzione anche per caso su band e dischi che sono comunque buttati allo sbaraglio insieme alle altre centinaia di nomi che si trovano in rete. Ma, per non volere essere fatalisti, ci sono alcuni aspetti a mio avviso importanti per esercitare questa azione di “filtro” e che necessitano di attenzione. Innanzitutto, bisogna conoscere bene i media che inevitabilmente si consultano: in parole povere, prendere un sito, un blog o un giornale come unico riferimento, quasi in maniera dogmatica, è una pratica tanto diffusa quanto sbagliata. Continua a leggere

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Bruno Dorella: lottatore con chitarra, timpano e rullante

Un po’ di anni fa un amico mi fece scoprire i Bachi Da Pietra. “Li ho visti l’altro giorno in concerto. Tieni il cd.”
Ne rimasi fulminato. Non me ne vogliano gli estimatori di liriche e chitarre di Giovanni Succi (ammetto di essere un fan a 360 gradi del progetto) ma l’ingrediente che mi colpì maggiormente fu la batteria e il suo suono. Fu così che mi ritrovai a cercare “Bruno + Dorella” su google e scoprii a poco a poco tutto l’universo che stava dietro al “Gigante coi rasta che suona solo timpano e rullante”.
Per sintetizzare, Bruno ha oggi tre gruppi attivi (OvO, Ronin, Bachi Da Pietra), un miliardo di collaborazioni, un’etichetta con cinquanta dischi in catalogo (ancora per poco pare…), un’agenda fitta di concerti, quintali di chilometri e tonnellate di esperienza sulle spalle. E non mi pare proprio si sia stufato.

Cosa c’è scritto sul tuo biglietto da visita (o cosa ci sarebbe scritto se ne avessi uno)?
BD – Non so nemmeno compilare un assegno, al biglietto da visita arriverò in una prossima vita…

Perché fai le cose che fai?
BD – Perché nel mare magnum delle mie inettitudini ho scoperto qualcosa che mi veniva facile e bene. Leggenda vuole che da piccolo suonassi qualunque cosa mi passasse per le mani e incidessi su cassetta la sigle dei cartoni animati, cantando testo e parti musicali insieme. Credo di potermi dire predestinato, forse si può addirittura parlare di talento naturale. Certamente non so fare nient’altro, e quando dico nient’altro lo intendo letteralmente, non so nemmeno cambiare una lampadina, sono volenteroso in qualunque attività ma faccio sforzi enormi ottenendo risultati che di solito suscitano solo ironia.

Parliamo di gruppi. Dalla batteria coi Wolfango alla chitarra in Ronin, dal rumore degli OvO alle parole pesanti come pietre dei Bachi fino alla musica medievale: quant’è difficile conciliare tutte le cose? Dove trovi il tempo?
BD – Come ti dicevo, faccio quello che mi viene facile. Suonare la batteria mi viene facile, la chitarra un po’ meno ma va bene lo stesso, mentre non saprei tirar fuori una qualunque nota da un sax. Creare musica mi viene facile, mi rammarico solo di non avere abbastanza tempo per realizzare tutta la musica che ho in testa. Piuttosto presto ho deciso di dedicarmi solo alla musica, di rischiarmela al tutto per tutto, ho mollato lavoro e studi e ci ho provato. Lotto da 14 anni per sopravvivere di musica, e già questo vuol dire che un po’ ci sto riuscendo. Questo mi permette di usare tutto il mio tempo per la musica.

Bar La Muerte: in dieci anni hai fatto uscire una cinquantina di dischi, rappresentando una fetta molto significativa della musica underground italiana; oggi decidi di mettere un punto a quest’esperienza. Come mai? Cos’è cambiato?
BD – Avere un’etichetta oggi è completamente diverso dall’averla avuta a partire dalla fine degli anni Novanta, come nel mio caso. Allora era anche una questione politica, c’erano le major cattive che facevano uscire musica corrotta, c’era dall’altra parte il mondo del punk/hardcore con le distribuzioni ai concerti negli squat e l’etica Do It Yourself, con l’allargamento di quest’etica a musiche che erano anche più interessanti e “di rottura”, e i rapporti leali di amicizia con le persone. Potevi avere un’etichetta anche a tempo perso, come me, perché comunque anche un disco che andava male vendeva magari un centinaio di copie, abbastanza per ripagarti la stampa o perderci solo pochi soldi. Continua a leggere

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Presentazione “The New RockStar Philosophy” a Milano. Giovedì 20 Ottobre

Giovedì 20 ottobre presso Santeria (via Paladini 8, Milano) alle 18.30 presentazione dell’edizione italiana di “The New RockStar Philosophy”.

Potevamo fare una cosa noiosa e invece si è pensato di rendere la cosa interessante chiamando un po’ di persone a chiacchierarare di cose musicali che si muovono in Italia. Se ne parla con:

_ Bruno Dorella (OvO, Ronin, Bachi Da Pietra, Bar La Muerte)
_ Federico Dragogna (Ministri)
_ Sandro Giorello (RockIt)
_ Niccolò Vecchia (RadioPopolare)

prima e dopo: Selton Dj Set

 

The New Rockstar Philosophy (NdA Press, 2011)

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“Essere sinceri fino in fondo con voi stessi su voi stessi e cercare di farlo nella vita non solo nella musica” (Manuel Agnelli)

Quando ci venne l’idea  di imbarcarci nella traduzione italiana di The New Rockstar Philosophy ed iniziammo a ragionare su chi avrebbe potuto scriverne un’ipotetica introduzione, la scelta cadde quasi automaticamente su Manuel Agnelli.
Grazie alle innumerevoli imprese a cui ha partecipato negli ultimi vent’anni e più, Manuel ha visto il mondo della musica da ogni possibile angolazione (dalla cantina alla major e ritorno) ed in ogni possibile ruolo: da musicista (ovviamente), da produttore (per Verdena, Massimo Volume e Cristina Donà tra gli altri), da discografico (con Vox Pop), da organizzatore (Tora! Tora! Festival)…

Quando qualche tempo dopo mi è arrivata l’introduzione, ammetto di averla letta tutta d’un fiato e credo non avrebbe potuto mettere meglio in luce quelli che sono i temi del libro.

La potete leggere ora integralmente  sul sito di XL o sul cartaceo del libro ma ne riporto qui sotto i due punti che preferisco.
Buona lettura.

“Autoproduzione. Quante discussioni feroci e inutili su questo termine, in fondo coniato solo di recente, per definire una situazione che nei fatti esiste da sempre. Purtroppo le distorsioni teoriche e gli integralismi hanno causato grande confusione e portato più immobilismo che cambiamento, dirottando il concetto del FAI DA TE verso un certo ribellismo estetico, sicuramente utile a giovani uomini in cerca di un carattere, ma che di fatto ha azzerato in pochi anni la potenza che questo movimento poteva esprimere come esperimento sociale.”

“La questione davvero fondamentale che rimane nelle nostre mani e nelle nostre anime è COME LO POSSIAMO FARE. Questo libro ci insegna a tornare in porto dopo la tempesta: fare quello che volete, essere in grado di farlo come lo volete voi senza dipendere da nessuno, prendersi tutte le responsabilità ma anche tutti i meriti. È una posizione di grande coraggio e di grande responsabilità.”

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