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Cesare Malfatti e il ritorno all’artigianato in musica

A Cesare Malfatti stare con le mani in mano, evidentemente, non è mai piaciuto. Oltre ai La Crus ha messo in piedi un bel numero di altri gruppi come Dining Rooms, Noorda e Sem’bro solo per citare i principali, prodotto dischi per Mau Mau e Syria e tenuto in piedi il suo studio a Milano. Una volta terminato il viaggio dei La Crus si è confrontato con un mondo, musicale e non, ben diverso da quello che  aveva visto nascere i suoi progetti precedenti. In un mondo sempre più orientato al digitale e al virtuale Cesare ha scelto un approccio decisamente artigianale e concreto che sfrutta però tutte le possibilità tecnologiche che abbiamo oggi: ha suonato da solo tutti gli strumenti sul suo disco, registrandosi da solo grazie al laptop in case sparse in tuta Italia ed ogni suo cd (ordinabile qui) è stampato, numerato e cucito a mano. E’ anche in giro per la penisola per una serie di house concerts…

Ci son voluti quasi vent’anni per avere musica col tuo nome e cognome stampati sopra. Come nasce il cantautore Cesare Malfatti?

CM – Quello di scrivere canzoni complete (con linea melodica della voce intendo) lo faccio dal 2004. “Infinite possibilità” dei la Crus ha infatti brani come “Su in soffitta”,” I miei ritratti” e “Ho ucciso Thurston Moore” che sono di fatto mie canzoni con testo di Alessandro Cremonesi ma cantate da Mauro Ermanno Giovanardi.
In seguito lo scioglimento dei La Crus mi ha offerto quasi un anno e mezzo di libertà (disoccupazione), tutto il 2009 e parte del 2010, per comporre e provare ad arrangiare le canzoni suonando io tutti gli strumenti. Mi sono divertito moltissimo, quel periodo mi manca e non vedo l’ora che ritorni.
Alla fine avevo una quarantina di canzoni completamente arrangiate ma con voci in un  inglese maccaronico.
Non sapevo  di che cosa parlare, non sapevo se cantarli in inglese o in italiano, se farle cantare a qualcuno o cantarli io..poi mi sono fatto coraggio e con ottimo lavoro di testi del fidato Alessandro Cremonesi sono arrivato a questo album. Ed ora alla tenera età di 47 anni mi sento un musicista alle prese con un nuovo strumento: la mia voce. Continua a leggere

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Presentazione “The New RockStar Philosophy” a Milano. Giovedì 20 Ottobre

Giovedì 20 ottobre presso Santeria (via Paladini 8, Milano) alle 18.30 presentazione dell’edizione italiana di “The New RockStar Philosophy”.

Potevamo fare una cosa noiosa e invece si è pensato di rendere la cosa interessante chiamando un po’ di persone a chiacchierarare di cose musicali che si muovono in Italia. Se ne parla con:

_ Bruno Dorella (OvO, Ronin, Bachi Da Pietra, Bar La Muerte)
_ Federico Dragogna (Ministri)
_ Sandro Giorello (RockIt)
_ Niccolò Vecchia (RadioPopolare)

prima e dopo: Selton Dj Set

 

The New Rockstar Philosophy (NdA Press, 2011)

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“Essere sinceri fino in fondo con voi stessi su voi stessi e cercare di farlo nella vita non solo nella musica” (Manuel Agnelli)

Quando ci venne l’idea  di imbarcarci nella traduzione italiana di The New Rockstar Philosophy ed iniziammo a ragionare su chi avrebbe potuto scriverne un’ipotetica introduzione, la scelta cadde quasi automaticamente su Manuel Agnelli.
Grazie alle innumerevoli imprese a cui ha partecipato negli ultimi vent’anni e più, Manuel ha visto il mondo della musica da ogni possibile angolazione (dalla cantina alla major e ritorno) ed in ogni possibile ruolo: da musicista (ovviamente), da produttore (per Verdena, Massimo Volume e Cristina Donà tra gli altri), da discografico (con Vox Pop), da organizzatore (Tora! Tora! Festival)…

Quando qualche tempo dopo mi è arrivata l’introduzione, ammetto di averla letta tutta d’un fiato e credo non avrebbe potuto mettere meglio in luce quelli che sono i temi del libro.

La potete leggere ora integralmente  sul sito di XL o sul cartaceo del libro ma ne riporto qui sotto i due punti che preferisco.
Buona lettura.

“Autoproduzione. Quante discussioni feroci e inutili su questo termine, in fondo coniato solo di recente, per definire una situazione che nei fatti esiste da sempre. Purtroppo le distorsioni teoriche e gli integralismi hanno causato grande confusione e portato più immobilismo che cambiamento, dirottando il concetto del FAI DA TE verso un certo ribellismo estetico, sicuramente utile a giovani uomini in cerca di un carattere, ma che di fatto ha azzerato in pochi anni la potenza che questo movimento poteva esprimere come esperimento sociale.”

“La questione davvero fondamentale che rimane nelle nostre mani e nelle nostre anime è COME LO POSSIAMO FARE. Questo libro ci insegna a tornare in porto dopo la tempesta: fare quello che volete, essere in grado di farlo come lo volete voi senza dipendere da nessuno, prendersi tutte le responsabilità ma anche tutti i meriti. È una posizione di grande coraggio e di grande responsabilità.”

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