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I Milanesi Ammazzano Il Sabato: la copertina

di Thomas Berloffa

Tra meno di un mese la mia collaborazione con la band compirà dieci anni.
Anni durante i quali ho realizzato tutti i materiali grafici del gruppo.
Copertine di cd singoli, cd album, tour poster, pubblicità, cartonati, edizioni in vinile, pin, t-shirt, siti internet, pass, allestimenti per palcoscenici…
Una storia di immagini che mi riempie di orgoglio, perché raramente si trova un feeling così duraturo tra un creativo e una band.
Sicuramente aiuta il fatto che io sia sempre stato un loro fan e che proprio per questo motivo già nel lontano 1998 cercavo di entrare in contatto con loro per potergli proporre i miei lavori.
Grazie alla mia testardaggine, a un po’ di fortuna e allo splendido rapporto che da subito si è instaurato tra me, Manuel Agnelli e Giorgio Prette, siamo tutti e tre ancora qui pronti a studiare qualcosa di nuovo per il prossimo album (che uscirà a marzo del 2012).
Pensando a tutti i lavori passati, posso poter dire che il progetto più forte e che ha avuto più successo, realizzato per loro, è sicuramente quello per l’album I milanesi ammazzano il sabato.

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“Essere sinceri fino in fondo con voi stessi su voi stessi e cercare di farlo nella vita non solo nella musica” (Manuel Agnelli)

Quando ci venne l’idea  di imbarcarci nella traduzione italiana di The New Rockstar Philosophy ed iniziammo a ragionare su chi avrebbe potuto scriverne un’ipotetica introduzione, la scelta cadde quasi automaticamente su Manuel Agnelli.
Grazie alle innumerevoli imprese a cui ha partecipato negli ultimi vent’anni e più, Manuel ha visto il mondo della musica da ogni possibile angolazione (dalla cantina alla major e ritorno) ed in ogni possibile ruolo: da musicista (ovviamente), da produttore (per Verdena, Massimo Volume e Cristina Donà tra gli altri), da discografico (con Vox Pop), da organizzatore (Tora! Tora! Festival)…

Quando qualche tempo dopo mi è arrivata l’introduzione, ammetto di averla letta tutta d’un fiato e credo non avrebbe potuto mettere meglio in luce quelli che sono i temi del libro.

La potete leggere ora integralmente  sul sito di XL o sul cartaceo del libro ma ne riporto qui sotto i due punti che preferisco.
Buona lettura.

“Autoproduzione. Quante discussioni feroci e inutili su questo termine, in fondo coniato solo di recente, per definire una situazione che nei fatti esiste da sempre. Purtroppo le distorsioni teoriche e gli integralismi hanno causato grande confusione e portato più immobilismo che cambiamento, dirottando il concetto del FAI DA TE verso un certo ribellismo estetico, sicuramente utile a giovani uomini in cerca di un carattere, ma che di fatto ha azzerato in pochi anni la potenza che questo movimento poteva esprimere come esperimento sociale.”

“La questione davvero fondamentale che rimane nelle nostre mani e nelle nostre anime è COME LO POSSIAMO FARE. Questo libro ci insegna a tornare in porto dopo la tempesta: fare quello che volete, essere in grado di farlo come lo volete voi senza dipendere da nessuno, prendersi tutte le responsabilità ma anche tutti i meriti. È una posizione di grande coraggio e di grande responsabilità.”

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Paolo Mauri, la musica in casa e la Centrale Elettrica

Paolo Mauri ha visto tante cose.

Punk nella provincia bergamasca a fine anni Settanta, è stato in pellegrinaggio a Londra nel 1979. Negli anni Ottanta ha fondato, insieme a Fabio Magistrali, i Weimar Gesang, seminale gruppo new wave italiano. È stato bassista degli Afterhours e fonico agli studi BIPS di Milano, crocevia della scena underground meneghina degli anni Novanta. Come fonico e produttore ha preso parte alla realizzazione di una serie di dischi interminabile (e difficilmente eguagliabile in quanto a eclettismo): dai Massimo Volume a Cristiano Malgioglio, dai Sottopressione ai Sottotono fino a Le Luci Della Centrale Elettrica. Dai primi anni del nuovo secolo ha spostato quasi interamente il suo lavoro fra le mura domestiche, abbracciando le nuove tecnologie e abbattendo i costi per i musicisti che collaborano con lui. È giunta l’ora del funerale dello studio di registrazione così come lo abbiamo conosciuto fino a oggi?

Com’è nata questa metodologia di lavoro “casalingo”?
PM – È stata dettata soprattutto da esigenze personali e familiari: mi sono ritrovato “costretto” a potermi muovere meno per lavoro e quindi a dover cercare di organizzarmi il più possibile porzioni lavorative in solitaria a casa mia. Inizialmente erano solo operazioni di riascolto ed editing. Poi, grazie alle caratteristiche della tecnologia digitale, ho proposto e introdotto anche fasi più avanzate e critiche, come il mixaggio, il mastering e dove possibile anche la registrazione. Da tener presente che non necessariamente per un lavoro mi potevano competere, e così ancora oggi, tutte le fasi produttive per un disco: a volte solo mixaggi, altre solo registrazioni o solo mastering.

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